Ripulendo i feed RSS, mi è cascato l'occhio su una notizia riportata da OneWorld South Asia:
French anthropologist Levi-Strauss passes away
Così, dispersa tra le notizie vecchie di quasi due settimane, c'è la morte di uno dei maggiori pensatori del XX secolo. Levi-Strauss è stato uno dei più grandi etnologi mai esistiti, pioniere dell'applicazione in antropologia dello strutturalismo di derivazione linguistica. Ha portato avanti studi miliari soprattutto sulla parentela e sulla mitologia, ma le sue numerose incursioni in tutti in campi e l'ampiezza del suo pensiero ne hanno fatto uno degli artefici della teoria antropologica generale.
Difficile ed erudito mi è sempre sembrato. Ma anche immenso, affascinante, misterioso. Oltre le scienze sociali e dentro la filosofia, con un approccio olistico alla disciplina che intriga e a volte lascia perplessi.
Comunque sia un grande pensatore, un autore che parla del nostro mondo, di tutti i mondi.
Bon voyage!
martedì 10 novembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
Matt knows best
Matthew Hoh è un ex marine, contractor e diplomatico statunitense con più dieci anni di esperienza tra Iraq e Afghanistan.
Ecco un estratto di intervista:
... [I]n the course of my five months of service in Afghanistan ... I have lost understanding and confidence in the strategic purposes of the United States' presence in Afghanistan. ... To put simply: I fail to see the value or the worth in continued US casualties or expenditures of resources in support of the Afghan government in what is, truly, a 35-year old civil war. ... Like the Soviets, we continue to secure and bolster a failing state, while encouraging an ideology and system of government unknown and unwanted by its people. ... I have observed that the bulk of the insurgency fights not for the white banner of the Taliban, but rather against the presence of foreign soldiers and taxes imposed by an unrepresentative government in Kabul.
In sostanza evidenzia come gli aghani vogliono solo essere lasciati in pace, mentre gli americani e gli alleati stasso semplicemente facendo quello che hanno fatto i sovietici negli anni Ottanta. Invadono una terra riempiendosi la bocca di democrazia, come i russi si erano riempiti di sogno socialista e i taliban di virtù islamica. Perpetuano così l'incubo della guerra civile, rimanendo sordi di fronte all'evidenza.
Yankees, do everyone a favor: just go home.
Ecco un estratto di intervista:
... [I]n the course of my five months of service in Afghanistan ... I have lost understanding and confidence in the strategic purposes of the United States' presence in Afghanistan. ... To put simply: I fail to see the value or the worth in continued US casualties or expenditures of resources in support of the Afghan government in what is, truly, a 35-year old civil war. ... Like the Soviets, we continue to secure and bolster a failing state, while encouraging an ideology and system of government unknown and unwanted by its people. ... I have observed that the bulk of the insurgency fights not for the white banner of the Taliban, but rather against the presence of foreign soldiers and taxes imposed by an unrepresentative government in Kabul.
In sostanza evidenzia come gli aghani vogliono solo essere lasciati in pace, mentre gli americani e gli alleati stasso semplicemente facendo quello che hanno fatto i sovietici negli anni Ottanta. Invadono una terra riempiendosi la bocca di democrazia, come i russi si erano riempiti di sogno socialista e i taliban di virtù islamica. Perpetuano così l'incubo della guerra civile, rimanendo sordi di fronte all'evidenza.
Yankees, do everyone a favor: just go home.
venerdì 9 ottobre 2009
Monet e il popolo bue
A Trento, un'installazione artistica costituita di impalcature e sacchi di sabbia che circondano la statua di Dante Alighieri è al centro di vive polemiche, soprattutto dopo che è in parte crollata (sembra a causa di un sabotaggio).
I temi di discussione sono molti: la difficoltà a capire l'opera, la spesa di denaro pubblico, l'insicurezza intrinseca nella struttura e altre ancora. Da parte della Galeria Civica (che ha commissionato l'opera per il suo ventennale) e dell'artista Lara Favaretto si dice che c'è clima ostile, chiusura, incapacità a comunicare l'arte.
Mi piacerebbe parlare di come sarebbe importante ritornare alla tassonomia dell'arte, che recuperi il valore della tecnica e delle varie discipline artistiche per rilanciare gli specialisti multipli come Michelangelo (scusate il paragone impietoso) in opposizione agli incapaci interdisciplinari, i quali sembrano mischiare i generi e le tecniche per nascondere il fatto che non sanno fare nulla.
O come tra performance e opera ci sia una differenza che ha ancora valore, perché distinuguere la natura di un concerto da quella di un quadro non è un limite, ma una valorizzazione.
Oppure parlare di soldi, chiedendosi se veramente è opportuno che una singola opera usa e getta come questa valga 150mila euro.
E ancora rintuzzare l'artista, che si lamenta che è da solo e deve anche fare il direttore lavori che non è il suo mestiere: e allora fai qualcos'altro figlia mia, ma il problema è solo tuo e di quei bagonghi che ti hanno commissionato una cosa che non sei nemmeno in grado di fare, cialtrona.
Invece parliamo dei massimi sistemi. Diciamo che quest'arte difficile, criptica, incomprensibile non ci piace per niente. Non ci piace perché è antidemocratica, infatti l'elite dei critici e dei galleristi si riserva di decidere cosa è arte e cosa no, a prescindere dalla tecnica, la bellezza pura (che esiste, al diavol chi nega), il gradimento. Già nel XV secolo gli affreschi, le tele e i palazzi che hanno fatto il Rinascimento, erano bellissimi anche per il bottegaio fiorentino o romano. Ancora oggi sono considerati capolavori immortali. Erano sì commissionati dalle elite (come oggi), ma l'arte in essi era evidente.
Oggi invece si invocano in continuazione gli Impressionisti per insinuare l'idea che l'arte proposta sia pioniera, mentre il problema è del pubblico ancora immaturo per recepirla; quando invece è l'arte che non sa parlare, o più probabilmente che non ha nulla da dire. In entrambi i casi, viene meno alla sua stessa natura.
Infatti il direttore della Galleria Civica ha dichiarato che stanno preparando del personale incaricato di spiegare le opere ai cittadini. Rimpiango i tempi in cui era invece l'arte a spiegare la religione, la storia, la filosofia e la politica a chi spesso non sapeva nemmeno leggere.
I temi di discussione sono molti: la difficoltà a capire l'opera, la spesa di denaro pubblico, l'insicurezza intrinseca nella struttura e altre ancora. Da parte della Galeria Civica (che ha commissionato l'opera per il suo ventennale) e dell'artista Lara Favaretto si dice che c'è clima ostile, chiusura, incapacità a comunicare l'arte.
Mi piacerebbe parlare di come sarebbe importante ritornare alla tassonomia dell'arte, che recuperi il valore della tecnica e delle varie discipline artistiche per rilanciare gli specialisti multipli come Michelangelo (scusate il paragone impietoso) in opposizione agli incapaci interdisciplinari, i quali sembrano mischiare i generi e le tecniche per nascondere il fatto che non sanno fare nulla.
O come tra performance e opera ci sia una differenza che ha ancora valore, perché distinuguere la natura di un concerto da quella di un quadro non è un limite, ma una valorizzazione.
Oppure parlare di soldi, chiedendosi se veramente è opportuno che una singola opera usa e getta come questa valga 150mila euro.
E ancora rintuzzare l'artista, che si lamenta che è da solo e deve anche fare il direttore lavori che non è il suo mestiere: e allora fai qualcos'altro figlia mia, ma il problema è solo tuo e di quei bagonghi che ti hanno commissionato una cosa che non sei nemmeno in grado di fare, cialtrona.
Invece parliamo dei massimi sistemi. Diciamo che quest'arte difficile, criptica, incomprensibile non ci piace per niente. Non ci piace perché è antidemocratica, infatti l'elite dei critici e dei galleristi si riserva di decidere cosa è arte e cosa no, a prescindere dalla tecnica, la bellezza pura (che esiste, al diavol chi nega), il gradimento. Già nel XV secolo gli affreschi, le tele e i palazzi che hanno fatto il Rinascimento, erano bellissimi anche per il bottegaio fiorentino o romano. Ancora oggi sono considerati capolavori immortali. Erano sì commissionati dalle elite (come oggi), ma l'arte in essi era evidente.
Oggi invece si invocano in continuazione gli Impressionisti per insinuare l'idea che l'arte proposta sia pioniera, mentre il problema è del pubblico ancora immaturo per recepirla; quando invece è l'arte che non sa parlare, o più probabilmente che non ha nulla da dire. In entrambi i casi, viene meno alla sua stessa natura.
Infatti il direttore della Galleria Civica ha dichiarato che stanno preparando del personale incaricato di spiegare le opere ai cittadini. Rimpiango i tempi in cui era invece l'arte a spiegare la religione, la storia, la filosofia e la politica a chi spesso non sapeva nemmeno leggere.
giovedì 1 ottobre 2009
Lascia fare a un professionista!
Il blog Vita Digitale riporta in un post che Studio Aperto ha realizzato un servizio sullo tsunami delle Samoa, utilizzando immagini di repertorio riferite alla tromba d'aria abbattutasi sull'Heineken Jammin' Festival 2007, a Mestre.
Federico Cella sottolinea giustamente la figuraccia del sedicente "telegiornale" di Italia 1. Quello che colpisce è però un'altra cosa: guardando l'intero servizio, è evidente che si tratta di un prodotto veramente scadente, frutto di pressapochismo e sciatteria nel lavoro. Le immagini sono attaccate insieme senza cura, e il commento della giornalista si limita a descrivere ciò che è ovvio alla vista.
In sostanza il servizio televisivo non ha alcun valore aggiunto rispetto a quello che potrebbe dare chiunque con una videocamera da 300€ e un account Youtube. Molte parole si sono spese e si dovrebbero ancora spendere sulla condizione dei grandi media convenzionali; anche senza farlo adesso, vale comunque la pena di rilancire la domanda su quanto sia utile la televione e i grandi giornali nella cronaca puntuale, se non assicurano una qualità all'altezza delle risorse impiegate e dell'autorevolezza che pretendono di avere.
Federico Cella sottolinea giustamente la figuraccia del sedicente "telegiornale" di Italia 1. Quello che colpisce è però un'altra cosa: guardando l'intero servizio, è evidente che si tratta di un prodotto veramente scadente, frutto di pressapochismo e sciatteria nel lavoro. Le immagini sono attaccate insieme senza cura, e il commento della giornalista si limita a descrivere ciò che è ovvio alla vista.
In sostanza il servizio televisivo non ha alcun valore aggiunto rispetto a quello che potrebbe dare chiunque con una videocamera da 300€ e un account Youtube. Molte parole si sono spese e si dovrebbero ancora spendere sulla condizione dei grandi media convenzionali; anche senza farlo adesso, vale comunque la pena di rilancire la domanda su quanto sia utile la televione e i grandi giornali nella cronaca puntuale, se non assicurano una qualità all'altezza delle risorse impiegate e dell'autorevolezza che pretendono di avere.
mercoledì 30 settembre 2009
Profeta in patria

I Partiti Pirata riscuotono successi in Germania, arrivando a conquistarsi la cronaca internazionale come risulta da questo articolo del Corriere.
I pirati che arrivano cantando dal Web alle cabine elettorali ci riempiono di entusiasmo! Perché si comincia a capire che non si tratta solo di teschi e sciabole e musica copiata.
I pirati sono in verità di persone che cercano di scegliere liberamente e gioiosamente, piccole persone che fanno piccole scelte libere. Questo fa così tanta paura che scaricare un film da Internet è punito più severamente che falsificare milioni di euro in bilanci.
Ed è il motivo dell'ammutinamento su Before the Mast.
venerdì 21 agosto 2009
Scegliere la rotta
Su queste maledette navi di veri marinai ce ne sono pochi. Il capitano, gli ufficiali e forse qualcuno con la testa per imparare e il culo per invecchiare abbastanza. Gli altri sono tutta gente che il mare se l'è trovato addosso: chi ci è caduto dentro scappando dalla miseria, chi ha messo una "X" in calce al contratto sbagliato, chi si è svegliato dalla sbornia e già la terra non si vedeva più.
Gente coraggiosa e bravi compagni, che però non sanno ancora bene come si fa a navigare. Questo è il prezzo dell'ammutinamento, in fondo. Niente capitano significa niente catene, ma anche niente carte. Così non è stato facile quando negli ultimi giorni abbiamo dovuto decidere che rotta prendere. Tutto un accavallarsi di ragionamenti, discussioni, valutazioni, idee. Coinvolgendo quanta più gente possibile, soppesando tutte le opinioni, cercando di vedere i pro e i contro di ogni scelta.
Il tempo era poco, e fermi in mezzo al mare certo non si può stare. Alla fine abbiamo deciso, e tutta la ciurma è convinta che sia la scelta giusta.
Gente coraggiosa e bravi compagni, che però non sanno ancora bene come si fa a navigare. Questo è il prezzo dell'ammutinamento, in fondo. Niente capitano significa niente catene, ma anche niente carte. Così non è stato facile quando negli ultimi giorni abbiamo dovuto decidere che rotta prendere. Tutto un accavallarsi di ragionamenti, discussioni, valutazioni, idee. Coinvolgendo quanta più gente possibile, soppesando tutte le opinioni, cercando di vedere i pro e i contro di ogni scelta.
Il tempo era poco, e fermi in mezzo al mare certo non si può stare. Alla fine abbiamo deciso, e tutta la ciurma è convinta che sia la scelta giusta.
venerdì 20 febbraio 2009
L'ospite indesiderato
Questo post parla di morte. Si tratta in effetti di righe ancora peggiori della media infima su Before the Mast, quindi attenta, o unica lettrice.
A dicembre è arrivata, e si è portata via una persona cara come poche altre. Il tempo e la distanza mi hanno protetto.
A gennaio mi giunge la voce che una delle due ragazze che ci erano domestiche in Kenya è malata, e a febbraio la notizia.
Pochi giorni dopo, la stessa notizia con un soggetto diverso: Mayuyu, uno dei pochi che laggiù avrei chiamato "amici" e con il quale si è parlato, bevuto, esplorato, scherzato eccetera.
Nera Signora, non credi sarebbe ora di levarti di torno?
A dicembre è arrivata, e si è portata via una persona cara come poche altre. Il tempo e la distanza mi hanno protetto.
A gennaio mi giunge la voce che una delle due ragazze che ci erano domestiche in Kenya è malata, e a febbraio la notizia.
Pochi giorni dopo, la stessa notizia con un soggetto diverso: Mayuyu, uno dei pochi che laggiù avrei chiamato "amici" e con il quale si è parlato, bevuto, esplorato, scherzato eccetera.
Nera Signora, non credi sarebbe ora di levarti di torno?
martedì 10 febbraio 2009
Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno?
Mentana lascia Mediaset, in polemica perché la programmazione è continuata secondo il palinsesto nonostante trascorressero le ultime ore per Eluana Englaro.
Presa da sola, può sembrare la coraggiosa decisione di un giornalista che difende il diritto all'informazione e a una tv di qualità, anche a scapito della prestigiosa posizione di direttore editoriale Mediaset. Ma l'illusione non dura nemmeno quanto i miraggi sull'asfalto caldo d'estate. Basta leggere le motivazioni: Mentana accusa la televisione di seguire solo l'audience, come se l'audience scaturisse dal Grande Fratello (a lui è toccata la fetta di tempo incriminata) e non dallo sciacallaggio sul corpo della Englaro.
Ipocrita Mentana, sono settimane che il piccolo schermo somiglia a una squallida battaglia per quelle spoglie inerti, combattuta da contendenti che non hanno diritto alcuno. Speciali e notiziari, aggiornamenti e rotocalchi rigurgitano di arruffaparole di ogni risma, e la nazione guarda come lungo l'autostrada si rallenta agli incidenti, sperando di scorgere il sangue sull'asfalto. E tu osi parlare di audience? Tu, che come i tuoi compagni più o meno squallidi o inetti, ingenui o venduti, saresti stato pronto a spacciare come informazione la droga di una pseudo-morte in diretta? Avresti venduto l'ultimo lembo di dignità che la famiglia Englaro ha potuto difendere, giusto per soddisfare la tua vanità, per dirigere ancora ore di orchestra mediatica: e osi accusare chi, con un tardivo sussulto di professionalità, ha finalmente scelto il silenzio troppo a lungo dovuto.
Io dico vergogna, e spero che Mentana non diventi il martire di un'informazione che preferiremmo perdere che continuare a subire.
Presa da sola, può sembrare la coraggiosa decisione di un giornalista che difende il diritto all'informazione e a una tv di qualità, anche a scapito della prestigiosa posizione di direttore editoriale Mediaset. Ma l'illusione non dura nemmeno quanto i miraggi sull'asfalto caldo d'estate. Basta leggere le motivazioni: Mentana accusa la televisione di seguire solo l'audience, come se l'audience scaturisse dal Grande Fratello (a lui è toccata la fetta di tempo incriminata) e non dallo sciacallaggio sul corpo della Englaro.
Ipocrita Mentana, sono settimane che il piccolo schermo somiglia a una squallida battaglia per quelle spoglie inerti, combattuta da contendenti che non hanno diritto alcuno. Speciali e notiziari, aggiornamenti e rotocalchi rigurgitano di arruffaparole di ogni risma, e la nazione guarda come lungo l'autostrada si rallenta agli incidenti, sperando di scorgere il sangue sull'asfalto. E tu osi parlare di audience? Tu, che come i tuoi compagni più o meno squallidi o inetti, ingenui o venduti, saresti stato pronto a spacciare come informazione la droga di una pseudo-morte in diretta? Avresti venduto l'ultimo lembo di dignità che la famiglia Englaro ha potuto difendere, giusto per soddisfare la tua vanità, per dirigere ancora ore di orchestra mediatica: e osi accusare chi, con un tardivo sussulto di professionalità, ha finalmente scelto il silenzio troppo a lungo dovuto.
Io dico vergogna, e spero che Mentana non diventi il martire di un'informazione che preferiremmo perdere che continuare a subire.
giovedì 20 novembre 2008
martedì 11 novembre 2008
Impavido veglia al valico alpino
Il titolo è un verso dell'Inno al Trentino. L'abbiamo scelto perché dopo l'inquietante successo delle destre razziste in Sudtirolo, ogni estremismo si è spento a sud di Salorno. Il Trentino ha largamente premiato la moderazione (con la notevole eccezione della Lega Nord) escludendo seccamente losche aggregazioni come Fiamma e La Destra. Ma ha premiato anche la realpolitik di partiti non perfetti ma veri, e che magari sappiano inventarsi. Sono rimasti quindi a casa Rifondazione e i Comunisti Italiani, partiti che si sono esibiti in una stupefacente prova di imbecillità correndo ognuno per conto suo anche dopo il disastro delle politiche. Tra tutti non fanno il 2%. Come ci insegna Darwin, essendo inadatti sono giustamente scomparsi e non ne sentiremo la mancanza, offrendo il PD candidati abbastanza a sinistra per tutti i palati. Rimane solo un po' di amaro per Nardelli, che non è entrato per 30 voti e questo fa riflettere su come tutti siano importanti.
mercoledì 5 novembre 2008
Besten. Radio. Immer.
Sintonizzando a casaccio la radio, sono incappato nella frequenza 88.8. Ora, l'88 è notoriamente il numero favorito dei neonazisti: da Heil Hitler, ovvero HH che con la machiavellica trasposizione H=ottava lettera dell'alfabeto diventa appunto 88 (sono neonazisti, mica decrittatori della CIA poveri ragazzi). Tornando alla suddetta radio, quando hanno cominciato a parlare tedesco mi sono quindi un po' inquietato, ma presto ogni timore è passato di fronte alla geniale programmazione. L'ho scoperta incontrando una canzone irlandese, grande passione di tutta la ciurma che sospira al pensiero delle verdi brughiere e dei rossi capelli che hanno lasciato nel Donegal o nella contea di Tyrone. La musica irlandese è merce rara nell'etere, e siamo tutti saliti in coperta per godere della fortuna.
Oggi poi ho provato a ridare fiducia alla radio-che-nazi-non-è: pur senza lasciarsi scappare una perla come ieri, sta offrendo una varietà di musiche tradizionali dalla pittoresca polka al nobile valzer.
Come dicevo: Best.Radio.Ever.
Oggi poi ho provato a ridare fiducia alla radio-che-nazi-non-è: pur senza lasciarsi scappare una perla come ieri, sta offrendo una varietà di musiche tradizionali dalla pittoresca polka al nobile valzer.
Come dicevo: Best.Radio.Ever.
venerdì 27 giugno 2008
D’Alema, dì qualcosa di sinistra
Come scritto nel penultimo post, ahinoi ormai antico, è inutile piangere su ciò che è successo con le elezioni in Italia. Certamente, da piangere ce ne sarebbe, come ci sarebbe da vergognarsi per il comportamento di questo votatissimo Governo. La politica, però, è superata. Anzi, ad essere precisi diremmo che è sopravvalutata. Essere cittadini è una condizione permanente, non un appuntamento elettorale.
Oggi, l’idea è quella di invitare la folta schiera (altre lacrime) che segue il nostro giornale di bordo a vivere di sinistra. Ad agire a sinistra ogni giorno, con atti piccoli oppure grandi che esprimano e mettano in pratica una forma di resistenza continua e diffusa: una resistenza reale, di sostanza, non una resistenza bertinottiana fatta di chiacchiere nei salotti bene, per mostrarsi radical-chic per far arrossire i borghesi con la nostra audacia. A parlare di sinistra sono capaci quasi tutti, anche D’Alema appunto, ma a pensare e a fare di sinistra sono già parecchi di meno (riconosciamo comunque che ci sono anche i poveracci che non parlano affatto e gli tocca vivere di sinistra, quotidianamente, veramente). Ma resistenza a cosa? Resistenza alla destra, a questa destra prima di tutto: al partito dell’egoismo mascherato da libertà, dell’oppressione camuffata da sicurezza, del razzismo, della criminalità, della mafia. In nome della sinistra che qui, a prua dell’albero, ogni uomo desisdera: dell’ambiente naturale, della convivenza con l’altro, del rispetto per le idee altrui, del confronto costruttivo, del lavoro come strumento e non scopo di vita, della felicità che non si compra e soprattutto non si ruba.
L’idea è semplice: un elenco di azioni di sinistra, da fare e ripetere, perché quello che conta è la realtà, prima ancora che la scheda.
• tenersi informati: cervello e spirito stimolati, più un buon arsenale di informazioni da varie fonti, sono la condizione necessaria per essere un vero cittadino, e libero; punti-sinistra: da 1 a 3, a seconda dell’assiduità e dell’approfondimento
• Leggere il manifesto: perché la politicizzazione di un quotidiano si fa molto prima di scrivere gli articoli, quindi non fatevi spaventare dalla scritta “quotidiano comunista” e una volta arrivati agli esteri vi renderete conto perché ogni volta che scendiamo a terra è il primo giornale che cerchiamo; punti sinistra: 1, però si sommano quelli dell'informazione
• cercare la cultura: è di per sé una cosa di sinistra, e se qualcuno vi dice che ci sono anche intellettuali di destra, sfidatelo: se arriva a 3 scrivete su Before the Mast! Ovviamente, intellettuali e artisti, non Ferrara e Sgarbi; punti-sinistra: 2 se fatta bene, -1 se diventate il fighetto da salotto
• ridurre i consumi: l’atto più potente per opporsi al potere dominante, ma anche uno dei più difficili. In realtà è come smettere un vizio: molto difficile, poi è come essere finalmente liberi: punti-sinistra: anche 4, fuori scala
• no alle griffe: una versione mirata del punto precedente; punti-sinistra: 1 per l’uomo, 3 per donne, gay e tamarri
• andare in bicicletta: ecologia, salute, risparmio, indipendenza, libertà, allegria, semplicità, tempo: l’incubo della reazione per 70 euro usato (per dettagli leggere Elogio della Bicicletta di Ivan Illic); punti-sinistra: 3
• comprare equo e solidale: c’è tutto dentro, compresa la qualità, quindi sono sicuro che sarete soddisfatti: dovete solo provare! punti-sinistra: 3
• riciclare: niente Napoli 2 grazie, e aiuta anche a capire quanti inutili rifiuti produciamo; punti-sinistra: 2
Oggi, l’idea è quella di invitare la folta schiera (altre lacrime) che segue il nostro giornale di bordo a vivere di sinistra. Ad agire a sinistra ogni giorno, con atti piccoli oppure grandi che esprimano e mettano in pratica una forma di resistenza continua e diffusa: una resistenza reale, di sostanza, non una resistenza bertinottiana fatta di chiacchiere nei salotti bene, per mostrarsi radical-chic per far arrossire i borghesi con la nostra audacia. A parlare di sinistra sono capaci quasi tutti, anche D’Alema appunto, ma a pensare e a fare di sinistra sono già parecchi di meno (riconosciamo comunque che ci sono anche i poveracci che non parlano affatto e gli tocca vivere di sinistra, quotidianamente, veramente). Ma resistenza a cosa? Resistenza alla destra, a questa destra prima di tutto: al partito dell’egoismo mascherato da libertà, dell’oppressione camuffata da sicurezza, del razzismo, della criminalità, della mafia. In nome della sinistra che qui, a prua dell’albero, ogni uomo desisdera: dell’ambiente naturale, della convivenza con l’altro, del rispetto per le idee altrui, del confronto costruttivo, del lavoro come strumento e non scopo di vita, della felicità che non si compra e soprattutto non si ruba.
L’idea è semplice: un elenco di azioni di sinistra, da fare e ripetere, perché quello che conta è la realtà, prima ancora che la scheda.
• tenersi informati: cervello e spirito stimolati, più un buon arsenale di informazioni da varie fonti, sono la condizione necessaria per essere un vero cittadino, e libero; punti-sinistra: da 1 a 3, a seconda dell’assiduità e dell’approfondimento
• Leggere il manifesto: perché la politicizzazione di un quotidiano si fa molto prima di scrivere gli articoli, quindi non fatevi spaventare dalla scritta “quotidiano comunista” e una volta arrivati agli esteri vi renderete conto perché ogni volta che scendiamo a terra è il primo giornale che cerchiamo; punti sinistra: 1, però si sommano quelli dell'informazione
• cercare la cultura: è di per sé una cosa di sinistra, e se qualcuno vi dice che ci sono anche intellettuali di destra, sfidatelo: se arriva a 3 scrivete su Before the Mast! Ovviamente, intellettuali e artisti, non Ferrara e Sgarbi; punti-sinistra: 2 se fatta bene, -1 se diventate il fighetto da salotto
• ridurre i consumi: l’atto più potente per opporsi al potere dominante, ma anche uno dei più difficili. In realtà è come smettere un vizio: molto difficile, poi è come essere finalmente liberi: punti-sinistra: anche 4, fuori scala
• no alle griffe: una versione mirata del punto precedente; punti-sinistra: 1 per l’uomo, 3 per donne, gay e tamarri
• andare in bicicletta: ecologia, salute, risparmio, indipendenza, libertà, allegria, semplicità, tempo: l’incubo della reazione per 70 euro usato (per dettagli leggere Elogio della Bicicletta di Ivan Illic); punti-sinistra: 3
• comprare equo e solidale: c’è tutto dentro, compresa la qualità, quindi sono sicuro che sarete soddisfatti: dovete solo provare! punti-sinistra: 3
• riciclare: niente Napoli 2 grazie, e aiuta anche a capire quanti inutili rifiuti produciamo; punti-sinistra: 2
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